Guida operativa per l'uso non sessista del linguaggio amministrativo - Comune di Siena

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Guida operativa per l'uso non sessista del linguaggio amministrativo

Occuparsi di linguaggio di genere non significa concentrarsi su un aspetto formale della lingua italiana. La lingua infatti non è solo uno strumento di comunicazione ma riflette ed esplicita identità e valori della società che la utilizza e, allo stesso tempo, influenza il modo di pensare, interpretare e definire la realtà.

Dietro forme ed espressioni linguistiche di uso comune spesso si celano stereotipi e pregiudizi sociali, culturali e sessuali che, nell’uso della lingua, sono trasmessi spesso in maniera inconsapevole.

Di conseguenza la prevalenza del genere maschile nella lingua italiana riflette l’effettiva asimmetria di potere esistente nella nostra società. La declinazione al maschile della maggioranza delle professioni, dei ruoli lavorativi e degli incarichi pubblici è dovuta, infatti, alle limitazioni relative alla possibilità di intraprendere alcune carriere professionali o di assumere cariche pubbliche di un certo rilievo da parte delle donne.

La questione della rappresentazione della donna attraverso il linguaggio è stata presa in considerazione in Italia verso la fine degli anni Ottanta. Fino ad allora l’idea di parità sembrava implicare un adeguamento della donna al modello maschile. I primi studi di genere hanno fatto si che anche in Europa ci si rendesse conto che il modello linguistico e culturale di impostazione patriarcale di fatto mette in secondo piano le donne assegnando loro un ruolo subordinato.

Per garantire pari opportunità occorre, invece, riconoscere e valorizzare le differenze di genere. Al linguaggio viene quindi riconosciuto un ruolo strategico per dare “visibilità” alle donne e per poter proseguire sulla strada dei diritti e dei mutamenti culturali.

Il lungo percorso di affermazione della donna nella società ha compiuto negli ultimi trent’anni una notevole accelerazione concretizzatasi attraverso l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, nelle istituzioni e nelle professioni da sempre riservate in prevalenza agli uomini. Di contro, il linguaggio, con l’eccezione di pochi termini (maestra, professoressa, impiegata, consigliera, ecc.), continua a definire al maschile le attività e gli incarichi svolti dalle donne. Ancor oggi chirurga, avvocata, ministra o sindaca suonano come parole anomale, che fanno “storcere il naso” a molti uomini e donne.

Occorre un cambio di passo verso il rinnovamento della lingua e della cultura, in questo senso gli Enti pubblici possono svolgere un ruolo propulsivo molto importante.

Con l’adozione di questa Guida operativa, l’Amministrazione intende dare avvio ad un percorso che si ponga il chiaro obiettivo di arrivare in tempi brevi ad utilizzare in tutti gli atti e i documenti dell’Ente un linguaggio non discriminatorio e non sessista, contribuendo all’eliminazione della disparità tra i generi, al riconoscimento e alla valorizzazione delle differenze.